Fra i territori delle località di Iseo, Clusane, Timoline e Provaglio d’Iseo vi è una distesa di circa 2 km quadrati dove giace torba avente un notevole spessore e che in certi punti raggiunge 5 m circa di profondità.
Si tratta di un'area piuttosto ristretta: solo 360 ettari, composti prevalen-temente da canneti e specchi d'acqua circondati da campi coltivati oppure da manufatti dell'uomo (strade, abitazioni). Una parte si trova a diretto contatto con il Lago d'Iseo ed è denominata lametta; c'è poi una parte interna, formata da grandi vasche intervallate da sottili argini di terra, denominata lama e un'altra area con vasche ottenute dall'escavazione dell'argilla. La formazione di torba è progredita senza ostacoli fino all’intervento dell’uomo, che avvenne, prima in forma episodica e poi, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, in forma sistematica, fino all’esportazione totale del giacimento torboso, la quale ha ridato alla zona l’aspetto post-glaciale di conca palustre, se si escludono le geometriche arginature interne che sono gli unici resti dell’antico prato.
Una volta essiccata, la torba costituiva un materiale prezioso per l'economia della zona dato che poteva sostituire l'utilizzo del carbone, la cui importazione era molto costosa. Prima dell'era del petrolio e dell'energia elettrica venne usata per molteplici scopi: nelle fornaci, nelle filande, negli opifici, per riscaldare le abitazioni e perfino per alimentare i treni della ferrovia Brescia-Iseo-Edolo fino alla prima guerra mondiale. Venne molto richiesta anche durante l'ultima guerra.
Il suo utilizzo cessò completamente intorno agli anni '50, periodo in cui il paesaggio della zona era completamente trasformato e, con esso, anche la flora e la fauna in esso esistente. All'interno della Riserva vi sono alcune vasche profonde fino a 10-15 mt. e dall'aspetto più limpido, in alcune delle quali è tuttora permesso pescare; da queste vasche è stata estratta, in epoca più recente, l'argilla per la fabbricazione dei mattoni.
FLORA E FAUNA
Attualmente la flora rappresenta un insieme di notevole interesse, grazie alla rarità delle numerose specie presenti. Nelle acque piuttosto profonde troviamo una vegetazione frammentaria flottante o a foglie galleggianti, con zattere di cladium, felce di palude, colonie di ninfee e, anche se raro, di nennufaro; nella “lametta” ci sono formazioni di laminato e, verso le acque aperte del lago, una prateria sommersa.
La canna di palude è l’elemento caratterizzante nel paesaggio vegetale delle torbiere. Si tratta di pianta perenne con grosso rizoma orizzontale da cui sorgono i gambi alti da uno a tre metri. Il rizoma dà una droga con proprietà sudorifere e diuretiche. L’uso che di questa pianta hanno fatto le popolazioni locali riguardava l’infiorescenza, una pannocchia densa inserita all’apice del gambo e lunga fino a 50 centimetri.
Numerose sono le specie animali che popolano l'area della riserva. Nella parte palustre è stata rilevata la presenza di diciassette specie nidificate, otto sedentarie e nove estive (cioè presenti nel periodo riproduttivo tra aprile e settembre). Germano reale, aironi, svassi e anatidi sono gli avvistamenti più comuni. Tuttavia tanti altri volatili popolano questa riserva: mestolone, beccaccino, gallinella d'acqua, usignolo di fiume.
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